Il centro storico di Lecce si satura ILLEGALMENTE di pub e ristoranti (contro le leggi nazionali e il piano regolatore particolareggiato - con le sue norme tecniche di attuazione). Per questo gli affitti schizzano alle stelle e gli artigiani ed i commercianti sono sfrattati dai loro locali in centro. Gli illeciti di funzionari e classe politica saranno perseguiti penalmente? Basterà (l'annunciato) "colpo di spugna" amministrativo? E a noi onesti chi ci pensa?

P.S. Chi vuole collaborare con noi (dalle province di Bari, Brindisi, Foggia e Taranto - artisti, politici, rappresentanti di Associazioni), non aspetti a contattarci! Lasciate un commento o una mail a frvitie@tin.it e sarete ricontattati in mezza giornata! Solo uomini "di buona volontà"...

P.P.S. Ecco la proposta di Legge Regionale sull'Artigianato Artistico e le Botteghe Storiche pugliesi, a cura dell'Ass. Nuovo centro storico di Lecce. Buona lettura.



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martedì 10 maggio 2011

domenica 6 dicembre 2009

Fatevi una cultura: i rapporti dell'IReR




Quello che studio, elaboro, scrivo e propongo da due anni (da solo, contro l'inerzia dei miei colleghi e di politici e tecnici leccesi-pugliesi), eccovelo qui autorevolmente "licenziato" dall'IReR: rapporti e studi sull'artigianato artistico, le botteghe-scuola, la "Piazza dei Mestieri" (Cristo! mi viene da piangere, pensando al mio "Rione degli artisti"...), i disciplinari di produzione, perfino lo studio comparato delle varie legislazioni locali italiane...

LEGGETE e RIFLETTETE.


La scrittura è piana e scorrevole, tecnica ma mai "oscura": è davvero un piacere vedere come, una volta capito un concetto, lo si possa sintetizzare e spiegare in modo comprensibile (e queste persone, si vede proprio che hanno la capacità e la voglia di farlo!).
Semplicemente: pagare un gruppo di studio per ottenere un lavoro utile, comprensibile, ben fatto.

Ma a Lecce, quando mai si fanno lavori del genere??? (Tronfia, stupida, "impernacchiata" congrega di intrallazzati mangiasoldi pubblici, che su qualsiasi "mercato" non sopravviverebbe un solo mese con le proprie capacità...)
In Puglia, abbiamo aspettato un rancoroso scultore senza affiliazioni politiche come me per smuovere le acque... ma intanto hanno speso milioni di euro in aria fritta e tangenti, in nome delle "identità culturali" e delle "valorizzazioni" di questo e di quello... BLEAH

Buona lettura a tutti, ad maiora.

venerdì 17 luglio 2009

Fatevi una cultura: Stefano Corazza su eddyburg.it

Dall'interessantissimo eddyburg.it, il "portale" di Edoardo Salzano di Urbanistica, politica e società, vi segnalo:

Urban legenda. Il Centro Storico (non) è (più) un bene comune.
Autore:


Ottenere la tutela dei centri storici è stata una importante vittoria, che le forma attuali della commercializzazione della vita sociale sta smantellando. Un intervento scritto per eddyburg

Non era stato facile mantenere e ri-affermare l’idea del Centro storico come bene comune, sia in senso culturale che economico, contro ogni tentativo post bellico di appropriazione da parte di interessi privati particolari fossero grandi banche o gruppi immobiliari o l’insieme degli interessi commerciali. E ciò nonostante che già Ricardo avesse individuato nell’insieme delle azioni dei singoli aggregati all’interno della città il fattore determinante del diverso valore della terra urbana rispetto a quella agricola circostante e nonostante il valore di custodia di un immaginario collettivo stratificato nel tempo fosse alla città riconosciuto da storici ed urbanisti e implicito nella cultura dei suoi abitanti negli stessi comportamenti “relazionali” con cui vie, piazze e edifici erano utilizzati.

Ne fa fede la difficoltà con cui agli inizi degli anni ‘70 Pierluigi Cervellati tentò e in parte realizzò a Bologna quella che resta una delle operazioni più ardite ed innovative dell’urbanistica italiana e cioè il recupero di pezzi di città storica sia in senso edilizio che socio culturale sottraendoli alla inevitabile deriva di un degrado fisico e/o funzionale assieme con l’espulsione dei ceti più deboli dal cuore della città. Operazione che letta con gli occhi dell’oggi appare ancora più meritoria e “politica” perché capace di affermare il diritto dei cittadini a non essere deprivati di un bene di cui la loro stessa presenza contribuiva a determinare il “valore”.

Ricordo bene, allora ero studente di quella Facoltà, lo scandalo con cui venne accolta dal prof. Piero Sanpaolesi titolare della cattedra di Restauro dei monumenti alla facoltà di Architettura di Firenze e suo Preside, la proposta avanzata dalle commissioni del movimento degli studenti di tenere un insegnamento sul tema del “Restauro/recupero dei centri storici” che da Bologna sembrava diffondersi come tema rilevante in tutte le città storiche.

Quella operazione ebbe seguito e imitatori di maggiore o minor successo persino fuori dai confini nazionali e conobbe anche in qualche caso una certa continuità di azione da parte delle istituzioni di alcune piccole, medie e grandi città italiane, ma la spinta politica e sociale per la conservazione del bene comune centro storico si spense a poco a poco certo non senza avere conosciuto momenti di vera e propria gloria come nel caso del netto prevalere dei sostenitori della chiusura al traffico veicolare del centro storico nel/i referendum a Bologna; e ciò contro una manifesta coalizione di interessi commerciali ed immobiliari e di egoismi privati. Certo gloria effimera chè non bastò a convincere il governo della città a darle seguito “cedendo”, letteralmente, il campo a chi il referendum aveva perduto, sia nel senso di adottarne il punto di vista che di progressivamente lasciare solo a quegli interessi e ai loro portatori la possibilità di avere parte sulle decisioni in merito.

Dalla vicenda bolognese esce una storia quasi paradigmatica della progressiva espropriazione alle società urbane del loro centro come luogo di incontro di discussione, di vita di relazione con gli altri e della consegna dello stesso alla prevalente funzione del consumo nei modi e con i tempi determinati dagli interessi economici degli operatori commerciali progressivamente affermantisi e/o imposti su qualsiasi altro interesse comune. Parabola che lì ha prodotto anche un Sindaco (Guazzaloca) “di settore” ma ovunque conseguenze oltrechè culturali e politiche anche urbanistiche rilevanti.

Gli spazi di vie piazze rese disponibili a qualunque manifestazione di valenza commerciale, il trionfo dei dehors senza regole né spaziali (transitabilità compromessa degli spazi pedonali), né estetiche (chiusura di prospettive visuali, uso di strutture e materiali incongrui con il contesto), né ambientali (sprechi energetici e di materiali), i ponteggi dei cantieri in corso divenuti enormi cartelloni o schermi pubblicitari. La vendita ai privati degli edifici del patrimonio pubblico o addirittura di spazi verdi e persino le ordinanze sindacali che vietano la sosta delle persone su scalinate, panchine, piazze

E ancora, lo spazio di vie e piazze conquistato definitivamente dall’automobile in moto o in sosta a vantaggio di pochi (chi compra il privilegio di vivere in centro compra anche il privilegio di parcheggiare sotto casa!?) e a scapito dei pedoni e della possibilità di un utilizzo “lento”, “gratuito”, “estatico” e “sostenibile”. Inciso: a Tokyo e Kyoto l’auto in centro può essere parcheggiata solo in spazi privati.

Non solo lo spazio pubblico del centro storico viene alienato ad uso privato in vari modi: concessioni d’uso, pagamento sosta, vendita spazi pubblicitari etc, ma addirittura negli sviluppi più recenti delle politiche del traffico (Sirio, Ecopass e simili) si ripropone in nuove forme la “enclosure” di un “common” (le barriere tecnologiche immateriali hanno sostituito i recinti e le siepi) vendendone il diritto di accesso a chi ha la possibilità di comprarlo

Piano piano il bene comune posseduto dalla comunità urbana e disponibile per tutti, da usare e godere spesso insieme, è diventato uno spazio contenitore di beni da consumare in modo individuale e discriminato. L’allontanamento dal centro storico degli spazi in cui si potesse consumare il delitto di una produzione culturale alternativa e autogestita (centri sociali e spazi liberi) o addirittura praticare modalità di abitare “diversi” (case occupate o comunitarie) è stata l’azione generalizzata di complemento delle amministrazioni urbane.

Non so dove sia stato coniato per la prima volta il taxon con cui vengono ora connotati i centri storici soprattutto in Toscana e in Emilia: “Centro Commerciale Naturale”; accomuna su cartelli, mappe e pieghevoli di produzione istituzionale San Quirico d’Orcia a Pienza, Vignola e Reggio Emilia, solo per esemplificare. Certo l’inventiva promozionale usata dalla sinistra (?) che governa quelle terre a ricreare per lo “sciame inquieto” ( come lo definisce Z. Bauman) dei consumatori lo stesso appeal che hanno ipermercati e città degli outlets, trasformando il Centro Storico in Centro Commerciale Naturale, denota una sicura convergenza con l’ideologia mercantile che anche il centro destra promuove nelle città da lui governate..

Così si esprime l’appello contro la chiusura di COX 18 uno spazio milanese animato da Primo Moroni: “Lo stesso centro storico da tribuna delle idee e di incontro è stato progressivamente trasformato in un luogo destinato solo al consumo opulento, a vetrina infiocchettata della moda” (il manifesto 29/01/2009 pag.20).

La distruzione di un immaginario condiviso che vedeva il centro storico come bene comune si consuma così in un bipartisan silenzio rotto da rare e flebili voci. Ad epigrafe si potrebbe adoperare la scritta apposta da “mano criminale” proprio a Milano su un divieto di accesso alla zona ecopass:

“ZONA A PENSIERO LIMITATO”. (M. Philopat, Il primo amore. Il cuore eretico di Milano, in il manifesto cit)

Che ne dite? Vi ha stimolato corteccia e materia grigia?

lunedì 29 giugno 2009

Fatevi una cultura: Studi d'Artista

Da il Messaggero del 29 giugno 2009:


Apre a Roma la Mostra "STUDI D'ARTISTA", al Vittoriano fino al 4 ottobre.
Amarcord...

In mostra oggi quello che non sarà più che un ricordo fra vent'anni (se tutto resta immutato)... qui si parla di '800 e '900, ma i nostri nipoti studieranno una qualche "archeologia artistica" leccese: verrà loro detto che le botteghe d'arte e di artigianato artistico furono sterminate dai pub, dalle pizzerie e dai kebab... ed una classe politica, forse la peggiore della storia italiana restò per anni in silenzio di fronte al declino artistico e culturale, dopo i gloriosi secoli nei quali fummo i primi nel mondo.

STUDI D'ARTISTA - Roma - il Vittoriano - fino al 4 ottobre 2009

sabato 20 giugno 2009

Che "giramento" di ballottaggi...

Aspettando che in Puglia si ricominci a parlare di politica, vi informo di cosa dice il candidato Sindaco di Firenze Matteo Renzi:



da "I 100 punti in 100 giorni" (il programma di Renzi):

n. 37
La bottega è il luogo del futuro. Una bottega aperta dà sicurezza. Una bottega tipica valorizza l’appartenenza a Firenze. Affitti calmierati per chi vuole restare in centro senza avere canoni di locazione troppo alti. Agevolazioni fiscali per i proprietari di immobili che valorizzano il commercio.

A Lecce? NO, WE CAN'T...
Viva Matteo Renzi, il mio Sindaco di Lecce!

martedì 9 giugno 2009

Fatevi una cultura

Dal Corriere della Sera del 9 Dicembre 2006...



Niente di nuovo, per carità, ma per il tipico vezzo dei miei conterranei (Lecce e provincia...) di andare "a Milano" tornando poi "a casa" con una cadenza ridicola ed un accento snob ed i "gradi" da esperti di marketing, strategia e comunicazione... serve un antidoto molto forte!
A questi profeti di nuove idee e design, missionari del progresso tra noi barbari, pagani ed ignoranti, a questa variopinta e trendy "lounge-people", a questi strepitosi ed irresistibili creatori di EVENTI, NOTTI BIANCHE e "Spritz-fitness" (solo per invito), dedico una pagina (del 2006) della Bibbia meneghina, dal sito del Corriere.

Se a me non danno credito (stonata voce fuori "dal coro" dei loro sodali), magari possono iniziare a riflettere... chissà, un giorno sentirete le mie parole pronunciate dalle loro "nobili" corde vocali (beh, dopo tanto riposo...)!

Uah, ahah ahaha!!! :D

Fatevi una cultura: il Tram Lecce-San Cataldo

Ho scoperto questo magnifico lavoro sul web e vi invito a dare un'occhiata...
altri tempi...? Altra politica!

Fra cent'anni non si parlerà certo dell'attuale Sindaco, ne' degli attuali Assessori (ne' delle Giunte Comunali passate...) "Sindaco ed Assessori" con rispetto parlando: ormai possono sembrare termini un po' esagerati per questi odierni e sbiaditi parodisti allo sbando...

Ecco qualche motivo di orgoglio per una presunta "leccesità", al di là della Pizzica, della MOVIDA e dei vuoti discorsi triti e ritriti...

La mia personale stima all'Associazione Ionico-Salentina Amici Ferrovie, a chi ha fatto la ricerca storica e a chi ha materialmente compilato questo lavoro!

martedì 24 marzo 2009

Fatevi una cultura: Philippe Daverio

Nella puntata di domenica 22 marzo 2009 di PASSEPARTOUT, "musica per le nostre orecchie":
ascoltare per credere!




L'intera puntata su:
www.passepartout.rai.it
(clic su GUARDA I VIDEO)

mercoledì 28 gennaio 2009

FATEVI UNA CULTURA: Marianella Sclavi - Avventure urbane



Marianella Sclavi - Avventure urbane - Elèuthera - € 14.5o - ISBN 88-85060-64-1 / 9 788885 060647
Con gli urbanisti: I. Romano, S. Guercio, A. Pillon, M. Robiglio, I. Toussaint - Postfazione di Giancarlo De Carlo

Marianella Pirzio Biroli Sclavi insegna Etnografia urbana, Arte di ascoltare e Gestione creativa dei conflitti al Politecnico di Milano.


Un libro da leggere d'un fiato, come un bel romanzo - oddio... è narrativa per Torino, fantascienza per Lecce... - positivo, formativo ed "esemplare", specie per quegli architetti tutti "chiacchiera e distintivo" (dell'Ordine...). Leggete, crescete, osate, non datevi limiti: siamo Uomini, non tecnici comunali! Non voglio immaginare cosa sarebbe Torino in mano a certi "professionisti" leccesi...
Nutrivo qualche perplessità circa la comprensibilità di un discorso imbastito da una Etnologa con un gruppo di urbanisti, ma è scritto molto bene: sintetico, semplice e rigoroso allo stesso tempo. Se l'ho letto io... potete leggerlo voi! Si parla di progettazione partecipata, di educazione dei cittadini e dei tecnici delle amministrazioni pubbliche alle pratiche di public learning, di ascolto attivo e gestione dei conflitti, di Planning for real, coinvolgimento e concertazione delle iniziative urbanistiche che incidono sul territorio della città.

Solo tre esempi, impossibile estrarre tutti i brani interessanti del libro:

[...]

IOLANDA (Romano) Sono andata in Inghilterra nel 1992, in primavera, subito dopo la laurea. Sono tornata a fine agosto e a settembre ho incominciato a guardarmi in giro, a prendere contatti. A Londra avevo visto e partecipato a cose che mi avevano entusiasmato; avevo lavorato con Michael Parkes e Lesley Kline, che allora facevano parte di CLAWSE (Community Land And Workspace Services), uno dei gruppi più affermati ed esperti di progettazione partecipata in tutta la Gran Bretagna, e adesso non capivo proprio perché non si potesse fare la progettazione partecipata anche in Italia. Ma tutti quelli che incontravo mi dicevano: "No, quello è un altro paese, la gente è diversa, in Italia non si può fare". MARIANELLA (Sclavi) Con chi ne parlavi? IOLANDA Sono andata a trovare tutti i professionisti che si occupavano di politiche territoriali a Torino e che mi sembravano più svegli, più aperti. La maggior parte erano professori universitari e compagni di università. Dopo alcune settimane ho incominciato a pensare: "Non ci riuscirò mai". La loro reazione era assolutamente stereotipata: da un lato "sappiamo già tutto", sei brava e simpatica, ma hai scoperto l'acqua calda, e dall'altra "Non funziona, non serve a niente, non siamo in Inghilterra".
[...]
Il laboratorio di quartiere, ideato da Renzo Piano e dall'impresa di costruzione Fratelli Dioguardi, viene sperimentato per la prima volta nel 1979 a Otranto quale strumento per avviare lavori di recupero e di adeguamento nei centri storici, utilizzando modalità partecipative e di coinvolgimento diretto degli abitanti. (vedi: Arduino, Fazio, Piano - Antico è bello: il recupero della città - Laterza 1980 e Milella - Nuovo è bello. Un progetto di Renzo Piano - Laterza, 1985) [...] ... nel 2000 Ferrovie dello Stato spa e Satti spa hanno indetto gare per la comunicazione sui cantieri del Passante ferroviario e della prima linea metropolitana.
[...] Queste le principali azioni condotte nel primo anno di accompagnamento dei cantieri: studio di una identità visiva specifica e sua applicazione agli allestimenti dei cantieri (recinzioni, segnaletica) e a tutti gli strumenti di comunicazione realizzati, al fine di rendere immediatamente riconoscibile la comunicazione legata al Passante; distribuzione di una newsletter trimestrale (35'000 copie); distribuzione di volantini, annunci sulla stampa e spot radiofonici in occasione di ogni importante modifica nella viabilità; apertura di uno sportello per il pubblico.
[...] (Dalla post-fazione di Giancarlo De Carlo:) L'istituzionalità della scissione tra esperti e ignari è accentuata dalla pubblicistica (riviste, giornali, convegni, ecc. di architettura) e dall'idolatria della tecnologia alta (high-tech). Il mio amico e grande architetto Aldo van Eyck diceva di essere alla ricerca di una tecnologia "bassa" (low-tech), e cioè di una tecnologia capace di risolvere le più sofisticate esigenze dell'architettura contemporanea, ma anche capace di sorpassare la concezione lineare e semplicistica di "progresso" alla quale ci si riferisce e che porta a considerare che una struttura metallica complessa sia di per sé più significativa di una struttura in mattoni o in legno; che stabilisce gerarchie e attribuisce valori in un mare di nonsensi, dove si confonde l'impalcatura retorica col vero significato che vorrebbe sorreggere.
[...]


P.S.

Incuriosito da un annuncio su La Stampa, sono andato a vedere questa "Casa che fa bene all'ambiente" in via Baretti a Torino... scoprendo la sede stessa di Avventura Urbana: lì, con squisita gentilezza, Isabelle Toussaint mi ha dedicato 3 minuti "al volo", senza aver concordato un appuntamento, parlando brevemente delle mie iniziative a Lecce e del Cortile del Maglio di Borgo Dora a Torino. Che sorpresa! Dopo aver avuto a che fare con tanti architetti leccesi (parlo generalizzando, ovviamente) spocchiosi, mentalmente chiusi ed indisponibili come soubrette capricciose, finalmente una persona POSITIVA! Grazie Isabelle, non cambiare mai: l'intelligenza e l'umanità sono doti, oggigiorno, piuttosto rare!


lunedì 8 dicembre 2008

FATEVI UNA CULTURA: Paolo Riganti - Città, attività, spostamenti.


Paolo Riganti - Città, attività, spostamenti. - Carocci Ed. - € 16.5o - ISBN 978-88-430-4548-8
Paolo Riganti insegna Pianificazione e gestione della mobilità al Politecnico di Torino.
Ha svolto attività di ricerca sui temi della pianificazione urbanistica e della mobilità.

Niente giri di parole ornamentali o funzionali ad una tesi politica: solo lucida tecnica e rassegna degli strumenti per l'analisi ed il governo dei fenomeni.
Il traffico, risultato del bisogno di mobilità degli abitanti della città e delle sue aree limitrofe, visto come un mercato in cui la domanda e l'offerta modulano la variegata realtà, dalle megalopoli ai capoluoghi di provincia.

[...]
Un vettore aereo che porta da un luogo all'altro migliaia di persone ogni giorno non rappresenta un costo per i territori che serve, ma è, al contrario, un'opportunità, in quanto rende questi territori accessibili, ne migliora la competitività, con effetti positivi su economia ed occupazione.
Non deve essere, quindi, la compagnia aerea a pagare per poter atterrare in un aereoporto, ma deve essere piuttosto l'aereoporto che paga la compagnia aerea per averlo sceltocome sua destinazione. Ryanair si appoggia, per tali ragioni, non sugli hub aeroportuali, ma su aeroporti locali, spesso alle porte delle grandi città, in territori che hanno bisogno di rilanciare le proprie economie.
Accade, così, che vi siano finanziamenti pubblici per fare atterrare Ryanair a Bergamo Orio al Serio, e vi siano trattative in corso su altri aeroporti, quali Torino Caselle.

[...]
Quello che ha fatto Ryanair è stato internalizzare le esternalità prodotte dai servizi offerti sul territorio, mentre in condizioni normali le compagnie aeree pagano le tasse aeroportuali perchè, nel caso dei grandi hub aeroportuali, sono loro a beneficiare dei grandi livelli di accessibilità di tali hub rispetto alle rotte internazionali, rendendo, quindi, più appetibili anche i loro voli.

[...]
A seconda del tipo di spostamenti che interessano l'intersezione, cambiano le caratteristiche dell'intersezione stessa. Nel caso siano presenti servizi di trasporto collettivo o di itinerari ciclabili o pedonali, è preferibile l'intersezione semaforizzata in quanto, nel caso del trasporto collettivo, può garantire il passaggio del convoglio e, nel caso di spostamenti pedonali e ciclabili, garantisce che avvengano in sicurezza.
In assenza di flussi significativi di persone a piedi o in bici, e in assenza di servizi di trasporto collettivo di cui bisogna garantire il livello di servizio, si può utilizzare una intersezione a rotatoria.

[...]
I principali strumenti che intervengono direttamente sul sistema della mobilità urbana sono il Piano urbano della mobilità (PUM), il Piano urbano del traffico (PUT), il Programma urbano dei parcheggi (PUP) e il Piano triennale dei servizi di trasporto pubblico (PTS). Si tratta di strumenti di programmazione (PUM, PTS, PUP) e di organizzazione dell'offerta di trasporto (PUT).
La lettura non scorre liscia, data la quantità di termini e nozioni sintetizzate in 142 pagine: non me la sento, onestamente, di consigliarlo a tanti politici ed amministratori locali... provocherebbe la congestione e l'instabilità dei loro sistemi nervosi...

Piuttosto, andrò a vedere di quali strumenti di programmazione si è dotato il Comune di Lecce. E ve ne parlerò. STAY TUNED!

sabato 29 novembre 2008

FATEVI UNA CULTURA: Carlo Cellamare - Fare città


Carlo Cellamare - Fare città. Pratiche urbane e storie di luoghi. Ed. Elèuthera € 15.oo ISBN 8889490500

Carlo Cellamare è docente di Urbanistica presso l'Università "La Sapienza" di Roma e si occupa di processi di progettazione urbana e territoriale.

[...] Il flagello dei “tavolini” è uno dei problemi più gravosi all'interno del centro storico e, in particolare, a Monti dove lo spazio pubblico, nel senso propriamente fisico della parola, è un bene prezioso ed estremamente scarso proprio per la conformazione dei luoghi. È una questione che, in fin dei conti, ha poco a che vedere con un'appropriazione dei luoghi che implichi anche un processo di significazione di questi spazi; anzi, si tratta di una vera e propria privatizzazione degli spazi pubblici a favore di interessi economici privati e completamente legalizzata. [...] I tavolini sono percepiti dagli abitanti come uno dei peggiori oltraggi (insieme agli sfratti) alla loro dignità, alla loro storia, alla sacralità dei luoghi, all'onestà ed alla correttezza della convivenza, al senso del legame sociale che ancora (almeno in parte e malamente) li tiene insieme e li fa sentire collettività. Il fenomeno dei tavolini è il segno più chiaro della mercificazione non dello spazio, ma dei luoghi.

[...] Abbiamo assistito, nel lungo sviluppo della cultura moderna, a un processo di espropriazione della capacità progettuale diffusa. Così come si sono smarriti i passi delle forme consolidate, se non tradizionali, di costruzione della convivenza, dei significati collettivi, del bene comune. Riattivare e sostenere i processi di riappropriazione (culturale, materiale, simbolica, d'uso, ecc.) dei luoghi di vita, che coinvolgono anche lo sviluppo di una progettualità diffusa, rimane un obiettivo fondamentale e allo stesso tempo estremamente difficile (Cellamare, 1999), di carattere ben più ampio della sua finalizzazione concreta e operativa. Riduzione fatta spesso con le migliori intenzioni, ma distorcente, tipica della cultura moderna. Il progetto è spesso considerato un fine di tipo oggettuale, avulso dai processi più ampi, che sono invece l'elemento più problematico e più di attenzione. [...] Il fine è il mezzo, parafrasando Bateson. Un percorso interessante da praticare è quello di dare forma alla progettualità latente, attraverso la costituzione e lo sviluppo di contesti di interazione progettuale in cui si possa esplicare appieno la cittadinanza attiva, la capacità creativa diffusa e la rielaborazione dei significati sociali.
Prosa sempre chiara, illuminante: riesce a dipanare i temi trattati per offrire al lettore livelli sempre più densi e profondi di riflessione. Lo scenario dei conflitti e delle esperienze è Roma, in un'area del centro storico fra le più popolari e caratteristiche, il rione Monti. O forse dovremmo parlare di Monti al passato, di ciò che era, ma sbiadisce ogni giorno di più sotto i colpi ottusi del mercato e della pigra tendenza a dimenticare la nostra storia, le leggi e l'identità di cittadini.

Non so come poter parlare bene di un libro che è scritto in un modo migliore di come io stesso non abbia mai fatto... mi mancano le parole di sintesi... ma fidatevi e leggetelo.
Ringrazio pubblicamente l'avv. Marcello che me l'ha segnalato a luglio.

venerdì 28 novembre 2008

FATEVI UNA CULTURA: Paolo Berdini - La città in vendita


Paolo Berdini - La città in vendita - Ed. Donzelli 2008 € 25.oo - ISBN 9788860362261

Paolo Berdini è docente di urbanistica all’Università di Tor Vergata a Roma ed editorialista sui temi urbanistici dell’edizione romana del "Corriere della Sera".

pagg. 41-44

[...] Godere un caffè seduti intorno a un tavolo di una delle tante belle piazze delle nostre città è un piacere. Ma se i tavolini diventano troppi, sono guai. Anche per loro, come nei fenomeni naturali, vale il concetto di limite.
Nel caso dei tavolini del centro storico romano, il limite è da tempo superato.
Con una forza di autoriproduzione ignota e inesauribile occupano piazze, strade e vicoli. Aiutati dagli immancabili ombrelloni, nascondono storiche facciate, delicate aperture, splendide cornici. Restringono spazi sapientemente disegnati.
[...] E se tutto si fermasse al binomio ombrellone-tavolo, si potrebbe quasi tirare un sospiro di sollievo. Ma l'inesausta creatività degli acchiappaturisti non conosce soste e si sta sempre più sbizzarrendo in un'ardita opera di recinzione dello spazio, così da stabilire una volta per tutte la divisione con quello pubblico.
Questo, lasciato al destino di degrado. Il primo, tirato invece a lucido. Sorgono così fioriere con tristi simulacri di fiori di plastica dai colori inattendibili.
Griglie di legno - meglio se verniciate di verde (fa più effetto giardino) che consentono una maggiore riservatezza dagli sguardi degli sciami dei forzati delle visite guidate.
[...] L'apoteosi della modernità. Una concreta alternativa al progetto del parco archeologico dei Fori imperiali. Di fronte all'idea di un silenzioso "parco di pietra", inizia a delinearsi una nuova grande proposta per il futuro del centro storico di Roma: un'immensa pizzeria.

pag. 45

[...] Nel "grigio e burocratico" sistema di regole liberali in uso fino a pochi anni fa, l'apertura di alcuni esercizi commerciali era soggetta a una regola molto semplice. Si verificava l'esistenza di attività omologhe nelle immediate vicinanze e, nel caso ne fossero state riscontrate, poteva essere opposto un motivato diniego. Un modesto ed efficace strumento di programmazione.
Sostenere che l'unico modo per contrastare l'affermarsi della monocultura del mordi e fuggi, e il pericoloso impoverimento delle attività commerciali e artigianali nei centri storici, sia quello di tornare alla programmazione e riprendere, con modalità nuove e maggiormente trasparenti, quelle ragionevoli regole, vi farebbe classificare come nemici del mercato.

Eppure non c'è alternativa.

pag. 46

[...] Il caso di campo de' Fiori ne è un concreto esempio. Il contesto è quello di una delle parti più antiche e stratificate del centro di Roma, dove convivono tessuti medievali, palazzi rinascimentali - basti pensare a palazzo Farnese - e piccoli gioielli barocchi. Un luogo meraviglioso fino a pochissimi anni fa caratterizzato da una diffusa presenza di attività artigianali e di commercio al dettaglio.
La perdita di popolazione del rione è stata violenta. Nel rione Parione si è passati dagli oltre 13000 abitanti del 1951 a poco più di 3000 nel 2001. A Regola erano 12000 e non arrivano a 2500.
I primi a sparire sono stati gli artigiani, sostituiti da negozi di abbigliamento. A seguire è venuta la volta dei negozi di uso quotidiano.
[...] Oggi la complessità è sostituita da un'interminabile serie di locali che, seppur differenti nell'immagine, presentano un'offerta di prodotti identici, dai sapori tutti uguali, figli dell'industria dei precotti. Insomma, un'immensa concentrazione di offerta per il divertimento serale dei giovani: se ne contano 17 nella sola piazza.

Riporterei metà libro, se potessi, ma non è giusto (per l'autore) e non mi va.
Compratelo, leggetelo, cercate di capire la realtà in cui viviamo. Finalmente un Architetto ("capace" tanto nella sua scienza che in onestà) che vuole reggere e difendere il peso della storia e dell'identità culturale italiana e che si fa carico perfino di spiegarci le dinamiche e le cause dello sfascio morale, urbanistico e politico di Roma - Roma come Lecce, ovvio!

Alcune istintive reazioni di "fastidio" nei confronti dei rappresentanti locali dell'INU trovano una certa eco nelle pagine del libro... per essere uno scultore che "a stento sa leggere e scrivere e far di conto", non è male!
Ed io che speravo di avere una mano dagli architetti... puah!