Dal Quotidiano di Lecce del 21 ottobre 2009:
Un "fondamentale" articolo di Leda Cesari, grondante veementi sferzate alla politica ed al generale buon gusto (niente di diverso dal suo solito, del resto...) con una indimenticabile foto di Angelamaria Spagnolo (segreteria cittadina del PD) che campeggia incorniciata da altre "figure" (figuracce ?) minori...
A 107 anni dal leniniano Что делать?, questo è il livello della politica?
D'altronde fuori dai giochi leccesi una persona come Carlo Salvemini, forse non resta altro che adeguarsi all'avanspettacolo berlusconiano. O è Berlusconi che si è adattato a questo andazzo? Finalmente mi spiego tante, tantissime cose...
Che pena, che nostalgia...
Il centro storico di Lecce si satura ILLEGALMENTE di pub e ristoranti (contro le leggi nazionali e il piano regolatore particolareggiato - con le sue norme tecniche di attuazione). Per questo gli affitti schizzano alle stelle e gli artigiani ed i commercianti sono sfrattati dai loro locali in centro. Gli illeciti di funzionari e classe politica saranno perseguiti penalmente? Basterà (l'annunciato) "colpo di spugna" amministrativo? E a noi onesti chi ci pensa?
P.S. Chi vuole collaborare con noi (dalle province di Bari, Brindisi, Foggia e Taranto - artisti, politici, rappresentanti di Associazioni), non aspetti a contattarci! Lasciate un commento o una mail a frvitie@tin.it e sarete ricontattati in mezza giornata! Solo uomini "di buona volontà"...
P.P.S. Ecco la proposta di Legge Regionale sull'Artigianato Artistico e le Botteghe Storiche pugliesi, a cura dell'Ass. Nuovo centro storico di Lecce. Buona lettura.
venerdì 23 ottobre 2009
Che altro dire?
martedì 20 ottobre 2009
"LARGO AL FACTOTUM..."
Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 20 ottobre 2009:
"Bravo, bravissimo..."
A questo punto mi aspetto che Mario Vadrucci si batta in IV Commissione del Consiglio della Regione Puglia (Industria, Commercio, Artigianato, Turismo e Industria Alberghiera, Agricoltura e Foreste, Pesca Professionale, Acquacoltura) in favore della nostra proposta di Legge regionale per l'Artigianato artistico e le Botteghe storiche pugliesi...
AGGIORNAMENTO del 21 ottobre 2009:
P.S.
L'11 novembre ci saremo. Andiamo a "farci una cultura"!...
Parlano di noi (più o meno...): il Corsivo
Da il Corsivo del 17 ottobre 2009:
"[...] Una fra tutte queste richieste è il grido di aiuto che parte da un grande artista della cartapesta, Antonio Malecore. A ottantasette anni è costretto ancora a cambiare bottega, però spera che qualcuno dal Comune si ricordi di lui. Basterebbe davvero poco. Fare una delibera e assegnare uno dei tanti locali vuoti di proprietà della Provincia o del Comune a un uomo che ha dato tanto all'arte. Ma tant'è. [...] Non sembra anche a voi di trovarvi di fronte ad una classe politica poco attenta ai richiami di una certa cultura e più incline all'arte del litigio?"
Ma allora... se gridavo al vento... qualcuno le mie parole le ha sentite! he he he..
Comunque, le parole dell'arzillo e furbo ottantasettenne (chi l'ha conosciuto sa di che pasta è fatto...) sono gli ennesimi macigni sulle spalle della nostra, ahinoi, classe politica locale. Macigni che non la scalfiscono, dato che è tutta di un pezzo (non malignate sulla "natura" di quel pezzo...), tutta di un pezzo, come diceva Totò:
Cascasse il mondo addosso, io non mi scanso, sono un uomo tutto d'un pezzo!...
Leggete, diffidate (quanto basta), ma fatevi una cultura.
Evviva il "nuovo corso" del Corsivo!, menomale che ha cambiato "direzione"! :)
P.S.
Quasi dimenticavo: dal Corriere della Sera del 16 ottobre 2009, pagine locali,

Dovrei vedere le cose con gli stessi occhi azzurri della Lippo... ma no, non ci riesco; così come non riesco a capire se è una reclame al nuovo pub o un articolo vero e proprio sulla MOVIDA... fate un po' voi...
P.P.S.
Sto tornando a punzecchiare le mummie della Regione Puglia... prima con l'agopuntura, poi con le punte di cerbottana intinte nel sale e nel peperoncino, via via, in crescendo... prima o poi qualcuno reagirà... (incrociamo le dita) :)
martedì 13 ottobre 2009
Ma la foto di chi è?...
Trasecolo (e per vari motivi, ovviamente...) alla lettura delle pagine regionali del del Corriere della Sera online, data 12 ottobre 2009 (ultima modifica del 13):
La foto di Francesco Manna...
è mia! Nell'originale, del 21 maggio 2009, con Valerio Guacci, il Presidente dell'Associazione Nuovo centro storico di Lecce (e si vede la sua spalla nell'angolo della foto ritagliata).
Evviva il diritto d'autore e attenzione alla "Riproduzione riservata"!...
;)
mercoledì 7 ottobre 2009
Lettera aperta a Vendola, Manna, Barbanente, Capone, Stefàno, Davide Pellegrino etc.
Dalle cronache romane de Il Messaggero del 6 ottobre 2009:

Inutile dire come a Lecce ed in Puglia si preferisca NON FARE NULLA di tutto ciò, nella remota possibilità di perdere la vecchia nomèa di essere cittadini italiani di serie B, popolo di asini, terroni ed intrallazzati con la "mala-politica" o col "malaffare".
Vi aggiorno circa lo stato della nostra proposta di Legge regionale sull'artigianato artistico e le botteghe storiche, così come le ho apprese dagli apparati regionali baresi (mica da puntuali risposte alle mie mail ed alle telefonate inutili con le varie segreterie, e quando mai...). Ok, lo dico subito: cattive notizie.
La nostra proposta di Legge, consegnata il 21 maggio 2009 all'Avv. Francesco Manna, Capo del Gabinetto del Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, con la promessa di un coinvolgimento degli apparati preposti (Assessorati alle attività produttive ed Urbanistica - IV Commissione Att. prod. e Turismo - Ufficio legislativo), si è arenata sulla scrivania e da lì non si è più mossa.
Le trentasei pagine di preambolo, norme, "disciplinari di produzione" e regolamenti, hanno ottenuto il più soddisfacente e clamoroso... NULLA!
Un appuntamento fissato al 21 luglio (poi rimandato al 28), con lo stesso Manna, l'Ass. Barbanente ed il Dirigente d'area Davide Pellegrino (data... l'indisponibilità del "buon" Sandro Frisullo...), è slittato a data da destinarsi, in quanto (stando alle motivazioni suggerite forse dal Pellegrino) giace all'esame della IV commissione un disegno di Legge sull'artigianato pugliese (artigianato, si badi bene) che è, si, fermo, ma in parte si va a sovrapporre alla proposta di Legge sull'artig. artist. e le botteghe storiche. Quindi niente... ciccia!
Quello che non sapevo è che l'ex Presidente della IV commissione Commercio, att. prod., artigianato, pesca etc., il "buon", anzi il "bel"... Dario Stefàno, avendo lasciato i suoi pregressi incarichi per andare a guidare un Assessorato, ha lasciato ad oggi la Commissione acefala e paralizzata...
La Legge di cui parlano, poi, presentata nel 2005, ripresentata nel 2006, ha avuto (cito i dati del sito www.pieromanni.it) la bellezza di n. 1 passaggi in ordine del giorno nel 2007 ( !!! ), ha ricevuto, pare, i pareri dei soliti CNA, CCIAA et similia, ma si è bloccata per la mancanza di copertura finanziaria delle voci di spesa previste.
Come al solito, si mette mano al settore (che NON è assolutamente il mio ed il nostro di artisti e bottegai di tradizione, ripeto) prevedendo, anzi DIVIDENDO una torta ai vari "imprenditori" e "datori di lavoro", quelli da decenni a carico dello Stato e della Comunità Europea: i sedicenti "imprenditori", quelli che rischiano capitali pubblici e "datori di lavoro" che, finiti i soldi dei vari progetti ed "accordi con le parti sociali", accollano la forza lavoro all'INPS o alla spesa sociale statale...
Come al solito, si parla di riproporre la solita solfa, altro che pianificare il futuro, valorizzare le identità del territorio e fare sviluppo con mezzi VERI di lavoro, non con la finanza o le sovvenzioni pubbliche...
Quindi tutto fermo (passano i mesi, ma che fa? è tutta gente che non ha fretta...) fino quasi al momento in cui lo Stefàno parte e va a fare l'Assessore: "peccato", perchè qualche vagonata di euro era stata trovata, ma a questo punto la Commissione è bloccata e tutti restano in fila col cappello in mano ad aspettare il loro turno...
Fa "strano", porta fatica, è perfino umiliante avere a che fare con una "macchina" amministrativa di questo tipo. Non si discute la correttezza "formale" degli atti dei vari protagonisti di questa storia, ma ci si indigna per l'inerzia politica, l'incapacità di affrontare in maniera velocemente risolutiva i problemi, la scarsa attenzione verso i temi culturali, identitari e di sviluppo economico che appaiono "minori" rispetto a quelli più eclatanti, affermati e da anni convogliatori di fiumane di soldi pubblici (parlo dei bolsi carrozzoni messi su per la gloria della "Pizzica", delle "notti bianche", delle azioni di intervento europeo, delle azioni verso quelle che sembrano le uniche categorie da proteggere, gli immigrati e le donne, et similia...).
Stupitemi, fatemi una sorpresa, fatemi vedere che ragionate da quarantenni e non da pantofolati rottami dell'età della pietra (l'era di Fitto, magari di Fitto padre...): diamo una Legge al settore dell'artigianato artistico e delle botteghe storiche, le carte che vi ho lasciato, leggetevele una c***o di buona volta e parliamone. Tanto, se volete aggiungere posizioni di comando, commissioni, segreterie, prebende, sinecure e quant'altro, non avete che da farlo, a me proprio non me ne può fregare di meno, a patto che non si snaturi tutto in una "berlusconata"...
Col rispetto per le persone, ma la delusione per le figure politiche e dirigenziali,
in fede, Francesco Vitiello
giovedì 3 settembre 2009
A futura memoria
Dal Quotidiano di Lecce del 24 agosto 2009: 
... casomai, in futuro, qualcuno avesse la pretesa (indecente) di accampare un qualche merito da buon amministratore o sodale (al sindacato di Perrone) buon organizzatore di eventi di promozione dell'artigianato artistico...
Come si dice in dialetto a Lecce: MANCU LI CANI !
(o anche: Mancu li cchiù ttristi cani ! )
Mi vergogno io al posto loro.
P.S.
Questo è quanto per tutto il mese di agosto: vi risparmio il bla-bla ed i vaniloqui della Mandurino (APT Lecce) e dei vari esponenti di CCIAA, Associazioni varie, circoscrizioni e via discorrendo... tante parole inutili scritte sulla sabbia...
mercoledì 12 agosto 2009
venerdì 24 luglio 2009
Dalle...stars (and stripes) alle stalle
Questa è la cronaca dagli States (Corriere della Sera del 24 luglio 2009, pag. 33 nazionale):
Questa è la cronaca da Lecce (Corriere della Sera del 24 luglio 2009, pagine locali):
Questa è Gazzetta del Mezzogiorno del 24 luglio 2009:
Che pena avere a che fare con "Istituzioni" sorde, cieche e....
ah... dimenticavo, questo è "quello che sanno" fare:
... e questa è un'altra "perla"...
venerdì 17 luglio 2009
Fatevi una cultura: Stefano Corazza su eddyburg.it
Dall'interessantissimo eddyburg.it, il "portale" di Edoardo Salzano di Urbanistica, politica e società, vi segnalo:
Urban legenda. Il Centro Storico (non) è (più) un bene comune.
Autore: Corazza, Stefano
| Ottenere la tutela dei centri storici è stata una importante vittoria, che le forma attuali della commercializzazione della vita sociale sta smantellando. Un intervento scritto per eddyburg |
Non era stato facile mantenere e ri-affermare l’idea del Centro storico come bene comune, sia in senso culturale che economico, contro ogni tentativo post bellico di appropriazione da parte di interessi privati particolari fossero grandi banche o gruppi immobiliari o l’insieme degli interessi commerciali. E ciò nonostante che già Ricardo avesse individuato nell’insieme delle azioni dei singoli aggregati all’interno della città il fattore determinante del diverso valore della terra urbana rispetto a quella agricola circostante e nonostante il valore di custodia di un immaginario collettivo stratificato nel tempo fosse alla città riconosciuto da storici ed urbanisti e implicito nella cultura dei suoi abitanti negli stessi comportamenti “relazionali” con cui vie, piazze e edifici erano utilizzati.
Ne fa fede la difficoltà con cui agli inizi degli anni ‘70 Pierluigi Cervellati tentò e in parte realizzò a Bologna quella che resta una delle operazioni più ardite ed innovative dell’urbanistica italiana e cioè il recupero di pezzi di città storica sia in senso edilizio che socio culturale sottraendoli alla inevitabile deriva di un degrado fisico e/o funzionale assieme con l’espulsione dei ceti più deboli dal cuore della città. Operazione che letta con gli occhi dell’oggi appare ancora più meritoria e “politica” perché capace di affermare il diritto dei cittadini a non essere deprivati di un bene di cui la loro stessa presenza contribuiva a determinare il “valore”.
Ricordo bene, allora ero studente di quella Facoltà, lo scandalo con cui venne accolta dal prof. Piero Sanpaolesi titolare della cattedra di Restauro dei monumenti alla facoltà di Architettura di Firenze e suo Preside, la proposta avanzata dalle commissioni del movimento degli studenti di tenere un insegnamento sul tema del “Restauro/recupero dei centri storici” che da Bologna sembrava diffondersi come tema rilevante in tutte le città storiche.
Quella operazione ebbe seguito e imitatori di maggiore o minor successo persino fuori dai confini nazionali e conobbe anche in qualche caso una certa continuità di azione da parte delle istituzioni di alcune piccole, medie e grandi città italiane, ma la spinta politica e sociale per la conservazione del bene comune centro storico si spense a poco a poco certo non senza avere conosciuto momenti di vera e propria gloria come nel caso del netto prevalere dei sostenitori della chiusura al traffico veicolare del centro storico nel/i referendum a Bologna; e ciò contro una manifesta coalizione di interessi commerciali ed immobiliari e di egoismi privati. Certo gloria effimera chè non bastò a convincere il governo della città a darle seguito “cedendo”, letteralmente, il campo a chi il referendum aveva perduto, sia nel senso di adottarne il punto di vista che di progressivamente lasciare solo a quegli interessi e ai loro portatori la possibilità di avere parte sulle decisioni in merito.
Dalla vicenda bolognese esce una storia quasi paradigmatica della progressiva espropriazione alle società urbane del loro centro come luogo di incontro di discussione, di vita di relazione con gli altri e della consegna dello stesso alla prevalente funzione del consumo nei modi e con i tempi determinati dagli interessi economici degli operatori commerciali progressivamente affermantisi e/o imposti su qualsiasi altro interesse comune. Parabola che lì ha prodotto anche un Sindaco (Guazzaloca) “di settore” ma ovunque conseguenze oltrechè culturali e politiche anche urbanistiche rilevanti.
Gli spazi di vie piazze rese disponibili a qualunque manifestazione di valenza commerciale, il trionfo dei dehors senza regole né spaziali (transitabilità compromessa degli spazi pedonali), né estetiche (chiusura di prospettive visuali, uso di strutture e materiali incongrui con il contesto), né ambientali (sprechi energetici e di materiali), i ponteggi dei cantieri in corso divenuti enormi cartelloni o schermi pubblicitari. La vendita ai privati degli edifici del patrimonio pubblico o addirittura di spazi verdi e persino le ordinanze sindacali che vietano la sosta delle persone su scalinate, panchine, piazze
E ancora, lo spazio di vie e piazze conquistato definitivamente dall’automobile in moto o in sosta a vantaggio di pochi (chi compra il privilegio di vivere in centro compra anche il privilegio di parcheggiare sotto casa!?) e a scapito dei pedoni e della possibilità di un utilizzo “lento”, “gratuito”, “estatico” e “sostenibile”. Inciso: a Tokyo e Kyoto l’auto in centro può essere parcheggiata solo in spazi privati.
Non solo lo spazio pubblico del centro storico viene alienato ad uso privato in vari modi: concessioni d’uso, pagamento sosta, vendita spazi pubblicitari etc, ma addirittura negli sviluppi più recenti delle politiche del traffico (Sirio, Ecopass e simili) si ripropone in nuove forme la “enclosure” di un “common” (le barriere tecnologiche immateriali hanno sostituito i recinti e le siepi) vendendone il diritto di accesso a chi ha la possibilità di comprarlo
Piano piano il bene comune posseduto dalla comunità urbana e disponibile per tutti, da usare e godere spesso insieme, è diventato uno spazio contenitore di beni da consumare in modo individuale e discriminato. L’allontanamento dal centro storico degli spazi in cui si potesse consumare il delitto di una produzione culturale alternativa e autogestita (centri sociali e spazi liberi) o addirittura praticare modalità di abitare “diversi” (case occupate o comunitarie) è stata l’azione generalizzata di complemento delle amministrazioni urbane.
Non so dove sia stato coniato per la prima volta il taxon con cui vengono ora connotati i centri storici soprattutto in Toscana e in Emilia: “Centro Commerciale Naturale”; accomuna su cartelli, mappe e pieghevoli di produzione istituzionale San Quirico d’Orcia a Pienza, Vignola e Reggio Emilia, solo per esemplificare. Certo l’inventiva promozionale usata dalla sinistra (?) che governa quelle terre a ricreare per lo “sciame inquieto” ( come lo definisce Z. Bauman) dei consumatori lo stesso appeal che hanno ipermercati e città degli outlets, trasformando il Centro Storico in Centro Commerciale Naturale, denota una sicura convergenza con l’ideologia mercantile che anche il centro destra promuove nelle città da lui governate..
Così si esprime l’appello contro la chiusura di COX 18 uno spazio milanese animato da Primo Moroni: “Lo stesso centro storico da tribuna delle idee e di incontro è stato progressivamente trasformato in un luogo destinato solo al consumo opulento, a vetrina infiocchettata della moda” (il manifesto 29/01/2009 pag.20).
La distruzione di un immaginario condiviso che vedeva il centro storico come bene comune si consuma così in un bipartisan silenzio rotto da rare e flebili voci. Ad epigrafe si potrebbe adoperare la scritta apposta da “mano criminale” proprio a Milano su un divieto di accesso alla zona ecopass:
“ZONA A PENSIERO LIMITATO”. (M. Philopat, Il primo amore. Il cuore eretico di Milano, in il manifesto cit)
Che ne dite? Vi ha stimolato corteccia e materia grigia?






